Zazen
La parola Zazen si costruisce colle parole giapponesi za,
sedersi, e zen. La parola zen proviene dalla parola cinese ch.an
che è a sua volta una translitterazione della parola sanscrita
dhyana, che significa «meditazione». Diverse forme di
meditazione esistevano prima dalla nascita del Buddha Gotama.
Ad esempio, le forme di meditazione dello Yoga e così via. Nel
Buddhismo, ci interessiamo della pratica consistente nello stare
seduti nella medesima postura in un medesimo stato di corpo e
mente del Buddha Gotama. In questa postura, facciamo
l’esperienza del Dharma, la semplice realtà che sta di fronte a
noi, tale quale, senza più il minimo filtraggio dal pensiero, la
speranza, le intenzioni, le ambizioni, i gusti ed i disgusti.
Benché il semplice atto di sedersi in Zazen sembri perfino
troppo semplice per essere interessante, è molto importante
notare che, nelle nostre vite quotidiane normali, stiamo sempre
interpretando il mondo che abbiamo davanti a noi, e che è raro
che ci accontentiamo di «essere» in questo mondo così com’è.
Dimodoché, sedersi nella postura di Zazen è una maniera di
fare l’esperienza del semplice «essere» nel mondo, piuttosto che
l’atteggiamento carico di intenzioni sul «divenire», che forma
una così gran parte delle nostre attività quotidiane.
Kinhin
Kinhin è il modo tradizionale di camminare lentamente per
vincere l’intorpidimento delle gambe o riscuotere
dall’addormentamento, mentre ci permette di mantenere lo stato
calmo e pacato di Zazen. Quando si ha finito Zazen, ci si china
dinanzi al proprio cuscino, a mani giunte, e ci si rivolge dall’altro
lato per chinarsi dinanzi agli altri partecipanti nella stanza.